Presti Saija – 2018

Le forme del suono.
Entrata da qualche decennio a pieno titolo tra le Arti Visive, attorno alla definizione di Sound Art vi sono ancora posizioni contrastanti: un fenomeno artistico complesso, che spesso dall’arte sconfina nella pratica musicale; il termine si riferisce, infatti, sia ad opere d’arte collocate in musei o gallerie, sia a performance, sculture e installazioni, video e film d’artista fino a giungere a particolari manifestazioni di musica elettronica. Più che gli aspetti che caratterizzano un approccio musicale, questa disciplina indaga la percezione spaziale del suono, il suo aspetto materiale e le sue possibili proiezioni
nello spazio. Già nel manifesto L’arte dei rumori del 1913 il pittore e musicista Luigi Russolo aveva indagato il rumore come “suono del mondo” con il suo Intonarumori e successivamente con la comparsa dei primi sintetizzatori e strumenti elettronici, questo aspetto è stato ripreso sia dalla ricerca musicale che da quella più prettamente artistica. Come non ricordare il compositore John Cage con il suo pezzo silenzioso 4’ 33”, gli eventi di Fluxus agli inizi degli anni Sessanta, o artisti concettuali quali Robert Morris, Bruce Nauman e Nam June Paik. Molte e diverse tra loro sono le opere che sviluppano il concetto di suono, il suo aspetto immateriale, il movimento/flusso che lo compone e lo caratterizza. L’avvento del digitale ha facilitato e ampliato ulteriormente le infinite possibilità di applicazione delle tecnologie in ambito artistico. Tendenze che si impongono ancor oggi e che incontrano sempre più attenzione e spazio anche in gallerie, musei ed eventi importanti come, ad esempio, la Biennale di Venezia. Giorgio Presti e Corrado Saija, entrambi con una formazione musicale alle spalle, fondano la loro ricerca artistica proprio sull’arte del suono. Un viaggio, è ciò che attende il visitatore, un’esperienza di conoscenza attraverso il senso dell’udito, attraverso la capacità di ascolto che ognuno di noi ha dentro di sé. L’invito che ci viene rivolto è quello di ascoltare ciò che ci circonda, per riuscire a conoscere il mondo intorno a noi, ma allo stesso tempo ci viene offerta l’occasione per una profonda riflessione sulla realtà, su ciò che percepiamo di essa e soprattutto ciò che ci sfugge. Diverse sono le opere inserite negli spazi della Fondazione, ricchi di storia e di memoria, luoghi che raccontano di vite vissute, di sentimenti, di suoni e sapori antichi che riecheggiano nelle stanze recuperate e restituite al pubblico, che gli artisti ci fanno rivivere attraverso
la loro personale lettura. Saranno dunque le architetture degli spazi, gli oggetti che li occupano a diventare l’ambiente sensibile, l’opera visiva, la manifestazione percepibile dell’arte sonora di questo duo artistico. Tra le opere in mostra Parallel, unica opera interattiva multimodale, rappresenta, in particolare, l’opportunità per il fruitore di indagare e conoscere se stesso, di intraprendere un viaggio intimo e unico, scavando nel profondo dell’io semplicemente partendo dalla propria immagine. Toccandola fisicamente, l’individuo si pone in parallelo alla sua immagine, si pone in ascolto, pronto a cogliere i suoni e i rumori che amplifichino la conoscenza di sé, in un processo introspettivo continuo che porta ad una momentanea sospensione temporale… Il tentativo di Nacre de Son è quello invece di dare una vera a propria forma al suono, di rendere visibile e materico ciò che per natura non è tangibile. Una risposta all’esigenza comune nella società odierna, di avere necessariamente un supporto visivo. Tecnologia, fluidi reoscopici, logaritmi matematici, campi elettromagnetici e molto altro sono i meccanismi complessi alla base delle opere esposte: musica e scienza si fondono nell’arte, dando vita a opere dall’estetica essenziale ma dal forte potere evocativo. Partendo dalla composizione di forme pure gli artisti raggiungono l’equilibrio e l’armonia propria della capacità di sintesi, sempre evolvendo la propria visione tra il pensiero e l’azione, ci accompagnano in paesaggi sonori carichi di poesia e lirismo, ma anche di silenzi e rumori naturali o artificiali. La mostra raccoglie le diverse direzioni che la ricerca sul suono di Giorgio e Corrado ha prodotto in questi anni e offre la possibilità di ampliare gli orizzonti della nostra percezione uditiva, ma soprattutto ci invita a fermarsi, a liberare noi stessi dalle sovrastrutture del quotidiano, a sospendere la capacità di giudizio per porsi semplicemente in ascolto … sia di un suono … sia dell’assenza di esso.
Mariacristina Maccarinelli

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