La villa

Laura e Marta

Ci sono posti ai quali ci si sente fin da subito legati e con i quali si percepisce immediatamente una connessione profonda. Lo spazio circostante non è solamente un insieme di mattoni, intonaco e travi, ma si mostra subito per essere qualcosa di più: un luogo in cui dare forma a un’idea o a un progetto che sentiamo nostro.

Questo è ciò che mi è accaduto con la Villa di Puegnago. Sin dalla prima volta in cui mio marito Vittorio me l’ha fatta conoscere mi sono innamorata di questo posto che univa eleganza e semplicità in un unico luogo. Quel suo ingresso così intimo e accogliente, mano a mano che si allunga lo sguardo, si trasforma. Lo spazio viene proiettato verso un infinito che rimane però nascosto alla vista, almeno fino a che non ci si spinge a salire la scala che porta verso il brolo. Qui i due cipressi alla fine del viale incorniciano lo sfondo del lago senza mai ingabbiarlo, ma infondendogli quasi una nuova aura di incredibile bellezza.


La duplice natura di questo spazio ha per me un che di simbolico, quasi rivelatore, poiché le due anime che in questo posto dialogano sono molti simili a quelle che caratterizzavano lo stesso Vittorio, il quale, insieme alla sua dedizione e serietà nel lavoro e nella vita, aveva un profondissimo amore per la campagna e la sua genuina semplicità. Quando, anni dopo la mia prima visita alla Villa, si è presentata l’occasione di poterla ristrutturare, è stato perciò mio desiderio darle nuova vita e, soprattutto, poter far sì che, a seguito dei lavori, potessero più persone possibili usufruire Laura Bosio di questo spazio. Desideravo inoltre che un luogo così caro a mio marito potesse in qualche modo continuare a portarne avanti la memoria, non solo attraverso le stanze e gli spazi appartenuti alla sua famiglia per generazioni, ma anche con le attività e gli eventi culturali che avremmo potuto ospitare nella Villa una volta sistemata.


È con queste intenzioni e questi sentimenti che è nata l’idea di creare una fondazione a lui dedicata, che avesse sede proprio nella Villa e si occupasse di promuovere l’arte contemporanea nel territorio della Valtenesi, dove questo tipo di arte, al tempo in cui la Fondazione è stata aperta, era ancora poco presente all’interno di mostre o collezioni.